Il lavoro al femminile ha attraversato numerose difficoltà negli ultimi anni, nonostante l’impegno del Paese per colmare il gender gap esistente nel mercato lavorativo. L’emergenza pandemica ha avuto conseguenze significative: molte donne hanno perso la propria occupazione, in un mercato ancora non del tutto in linea con gli standard internazionali in fatto di pari opportunità. La disparità di trattamento nei confronti di dipendenti, professioniste e imprenditrici si sostanzia in molti aspetti, danneggia il sistema economico e non crea valore o competitività, al contrario di altri Paesi del mondo.

La strada per le pari opportunità è ancora lunga e insidiosa, ma c’è molto che si può fare per sensibilizzare il Paese sull’importanza del lavoro femminile. Scopri come leggendo l’articolo.

Lavoro al femminile prima, durante e dopo il lockdown

A maggio 2020 un’indagine di WeWorld, importante associazione attiva nel campo dei diritti umani, segnalava che 1 donna su 2 aveva rinunciato ad almeno un progetto a causa del Covid e il 31% annullava o posticipava la ricerca di lavoro.

Cercando di fare un bilancio degli effetti prodotti dal Covid-19 sull’occupazione femminile, assistiamo ad una flessione che vede, tra il secondo trimestre 2019 e lo stesso periodo del 2020, 470 mila lavoratrici in meno, per un calo nell’anno del 4,7%.

Secondo i dati emersi dal focus “Ripartire dalla risorsa donna” della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, su 100 posti di lavoro persi quelli femminili rappresentano il 55,9%. Le donne sono maggiormente impiegate nell’occupazione a termine (-327 mila lavoratrici per un calo del 22,7%), nel lavoro autonomo (-5,1%.), nelle forme in part-time (-7,4%) e nel settore dei servizi, soprattutto ricettivi e ristorativi (il 50,6% del totale) e di assistenza domestica (sono l’88,1%). La panoramica offerta da questi numeri sottolinea come l’impatto di questo fenomeno abbia scoraggiato l’occupazione femminile in maniera allarmante.

Criticità del mercato del lavoro per l’occupazione femminile

Da tempo le politiche sociali e le norme accettano e incentivano il lavoro femminile e le pari opportunità nel mercato dell’occupazione, ma non sono sufficienti per garantire una concreta ed effettiva situazione di parità.
La scarsa partecipazione delle donne nel mercato del lavoro è infatti data da squilibri di trattamento, opportunità, tutele, prospettive di carriera, possibilità di crescita e qualificazione professionale.

La disparità si fa maggiormente significativa quando si parla di garantire l’accesso a ruoli rappresentativi e apicali. Poche donne si trovano in cima alla gerarchia occupazionale, e ciò è dovuto principalmente a residui di stereotipi culturali che ottengono due conseguenze:

  • il lavoro femminile viene sottovalutato, non adeguatamente riconosciuto;
  • le donne tendono a non maturare una forma di competitività personale e si trovano spesso a scegliere fra la vita professionale e la genitorialità: le donne occupate con figli che vivono in coppia sono solo il 53,5%, contro l’83,5% degli uomini a pari condizioni.

Tali stereotipi riducono, senza dubbio, le potenzialità del sistema economico con conseguente sottoutilizzo del lavoro femminile in termini sia quantitativi che qualitativi.

Proposte di sensibilizzazione per incentivare il lavoro al femminile

Apprese le criticità del contesto occupazionale in cui le donne si ritrovano a destreggiarsi, appare chiaro come siano ancora necessarie molte azioni di sensibilizzazione per renderle maggiormente partecipi del mondo lavorativo, ma soprattutto consapevoli delle opportunità di carriera a cui possono aspirare.
È essenziale partire dalla scuola, incoraggiando sempre più donne ad intraprendere studi in materie scientifiche e/o in ambiti tradizionalmente frequentati da studenti di sesso maschile.

Per lavoratrici e professioniste si può lavorare su diversi incentivi e miglioramenti del sistema economico e lavorativo. Ad esempio:

  • prevedere meccanismi premiali per le aziende che promuovono la leadership femminile e sostengano le aziende con benefici, riconoscimenti, incentivi fiscali dedicati, ecc.
  • favorire la conciliazione vita-lavoro e renderla uno dei principali obiettivi di una diversa gestione di pratiche organizzative: è un nodo decisivo nello sviluppo e nella crescita del lavoro femminile e non argomento da relegare ai margini della discussione quale semplice corollario;
  • Incentivare l’imprenditoria femminile: con la legge di Bilancio 2021 si introduce un ricco pacchetto di misure per incentivare l’imprenditoria femminile, tra cui la creazione del Fondo Impresa femminile e diversi sgravi contributivi per la creazione di imprese da parte di donne;
  • maggiori tutele: si rivela necessario fornire supporto che vada al di là sella questione economica della retribuzione, ma che preveda servizi per migliorare sia la vita lavorativa che quella privata in numerosi ambiti.

Confederazione AEPI è orgogliosa di dare voce alle donne imprenditrici e lavoratrici, comprendendone il valore nel mercato del lavoro e promuovendone la partecipazione. Questo e molti altri temi verranno discussi in occasione della seconda edizione della festa nazionale di Confederazione AEPI: una tre giorni di incontri, dibattiti e interviste con i maggiori esponenti del mondo imprenditoriale, sindacale e degli enti per parlare del valore del Made in Italy e delle imprese italiane nel mondo, anche al femminile.

Unire le eccellenze per avere l’eccellenza: ti aspettiamo il 9, 10 e 11 settembre a Labro (RI)! Se non potrai partecipare, seguici anche in streaming sui nostri canali Facebook e Youtube.

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