La sostenibilità alimentare ha come obiettivo garantire alle popolazioni del mondo risorse alimentari sufficienti, anche a fronte di una crescita demografica via via sempre più alta. Il modello alimentare e socioeconomico vede diversi squilibri tra vari paesi del mondo, a partire dalla distribuzione e dalla qualità del cibo per arrivare a gap ben più significativi, che impattano anche sull’economia, i sistemi sociali e -non da ultimo- l’inquinamento ambientale, responsabile dei cambiamenti climatici.

Sostenibilità alimentare e i suoi molteplici aspetti

9 miliardi: il numero stimato della popolazione mondiale nel 2050.
Un dato che ci porta a riflettere sull’importanza di garantire e distribuire cibo e risorse sufficienti ad una popolazione sempre più numerosa, orientando investimenti e strategiae sul tema della sostenibilità alimentare.

Il modello che si è sviluppato negli ultimi decenni vede una parte del globo affrontare i danni di un’alimentazione eccessiva e ricca, e l’altra parte lottare contro la fame e la malnutrizione.

Il cibo è un fattore attorno a cui interagiscono diversi equilibri, come quelli economici e politici. Quella alimentare sarà dunque una delle sfide globali più complesse, con tutti i problemi energetici, ambientali, socioeconomici collegati: al tavolo dei più grandi Paesi europei si discute – e si discuterà- dei ruoli chiave dell’agricoltura e dell’allevamento e della necessità di realizzare nuovi sistemi di produttività, supportati dalla tecnologia.

Per questo motivo la coltivazione, la trasformazione, la distribuzione e il consumo di cibo sano, sicuro e sostenibile fanno parte dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, sottoscritto nel settembre 2015 dai governi di 193 Paesi membri dell’ONU.

Gli obiettivi della sostenibilità alimentare

L’obiettivo principale della sostenibilità alimentare è quello di garantire cibo sufficiente per la popolazione mondiale soprattutto per le generazioni future, così che possano soddisfare le proprie necessità alimentari in tutte le parti del globo, attraverso la massima conservazione delle risorse del pianeta.

Per fare ciò, l’alimentazione sostenibile deve seguirei alcuni principi:

  • Ridurre lo sfruttamento del suolo e di risorse idriche;
  • contenere emissioni di carbonio e azoto, che provengono principalmente da agricoltura e allevamento;
  • conservare degli ecosistemi e della biodiversità, facendo attenzione a ridurre la deforestazione;
  • rendere più accessibili le risorse, pensando a sistemi di equità nella distribuzione;
  • Aumentare il consumo di cibi sani e di produzione locale.

Sfide e proposte per orizzonti futuri più sostenibili: agricoltura e allevamento

Agricoltura e allevamento sono due grandi fonti antropogeniche di anidride carbonica e gas serra, responsabili dei cambiamenti climatici del Pianeta e del dissesto idrogeologico che attualmente stiamo sperimentando anche nel nostro Paese.

Sfruttamento del suolo per le colture, impiego di risorse idriche notevoli, deforestazione: sono alcune delle conseguenze di sistemi agricoli massivi e allevamenti intensivi, che si ripercuotono anche sulla stabilità socioeconomica di molte regioni del mondo.

Che cosa si può fare per un’agricoltura più sostenibile?

L’ agricoltura sostenibile genera risorse alimentali tenendo conto dei cicli stagionali e la tecnica di rotazione delle colture, per migliorare l’efficienza del terreno e ridurre lo sfruttamento del suolo. Limita l’utilizzo di pesticidi, fertilizzanti o antibiotici che potrebbero compromettere le falde acquifere.

La tecnologia gioca un ruolo fondamentale nel migliorare i sistemi agricoli, e negli ultimi anni si stanno cercando soluzioni per accompagnare le grandi aziende nello sviluppo di nuove soluzioni per un minor impatto ambientale nei processi produttivi.

Un’agricoltura sostenibile, inoltre, garantisce un miglior trattamento sociale dei lavoratori e contrasta e riduce il l land grabbing, ossia un fenomeno socioeconomico per cui multinazionali estere e governi stranieri acquisiscono il controllo (tramite acquisto, leasing e utilizzo di fondi sovrani) di vasti terreni non coltivati in Paesi diversi da quelli di origine, che gli agricoltori locali cedono per pochi dollari o da cui vengono forzatamente espropriati. Questa pratica è presente soprattutto nel continente africano ed è condotta da potenze mondiali come Russia, Stati Uniti, Cina e Arabia Saudita.

 

Come l’allevamento diventa sostenibile?

Per allevamento sostenibile si intende una pratica di allevamento di animali che rispetta il loro benessere, in strutture a basso impatto ambientale, e riduce i tassi di inquinamento.

L’UE, assieme a diversi enti privati nelle varie nazioni, regolamentano le strutture destinate all’allevamento e garantendo uno stile di vita rispettoso e salutare. Al tempo stesso queste strutture rispettano l’ambiente che le circonda abbattendo i tassi di inquinamento.

Mangiatoie più ampie, ossigenazione dei locali per ridurre l’inquinamento, riutilizzo dei concimi, assenza di ormoni, minore densità di allevamento: queste le buone pratiche per ridurre l’impatto ambientale e per combattere la diffusione di allevamenti intensivi.

A che punto è l’Italia con le pratiche per la sostenibilità alimentare? Quali sono le problematiche da affrontare per garantire risorse sufficienti, equamente distribuite, e proteggere la produzione locale? Questo e di molti altri temi verranno dibattuti in occasione della seconda edizione della Festa Nazionale di Confederazione AEPI.

Ti appettiamo a Labro (RI) il 9, 10 e 11 settembre, per tre giornate di incontri e confronti attorno alla valorizzazione del Made in Italy nel mondo, in linea con i processi economici e sociali in atto, e per una maggiore competitività in ambito internazionale.  All’evento parteciperanno enti e istituzioni del mondo sindacale e datoriale, con ospiti d’eccezione.

Non perdere l’appuntamento! Potrai seguirci anche in streaming sui nostri canali Facebook e Youtube.